Riportiamo nel seguito l?intervista rilasciata dal Presidente AS.TRO Massimiliano Pucci al quotidiano online www.gioconews.it nella quale viene espressa la posizione dell?Associazione nei confronti dei casinò, e in particolare quello di Venezia, e sulla presunta concorrenza operata dalle new slot, secondo le recenti dichiarazioni dei rappresentanti della casa da gioco.
?L'invasione di campo, se c'è, non è ad opera del gioco pubblico, semmai è addebitabile ai casinò, che sempre più spesso puntano sulle slot machines come attrattiva principale delle Case da gioco e sull'apertura di loro gaming hall dotate di new slot al di fuori delle loro mura. La ormai annosa querelle che vede due opposti schieramenti, alimentata dallo stato di crisi che da tempo colpisce i casinò italiani e dall'accresciuta offerta di gioco lecito gestito dall'Amministrazione Finanziaria, si arricchisce di una nuova puntata: l'affondo del presidente As.tro. All'indomani delle dichiarazioni rilasciate nei confronti del Casinò di Venezia, Massimiliano Pucci scende nel dettaglio per perseverare nella sua incessante replica alle tante accuse che sono state mosse al gioco pubblico e ai loro gestori?. Pucci prende le mosse dalla constatazione fatta dal consigliere comunale di Venezia, Giovanni Salviato, il quale, nel corso della recente audizione in commissione consiliare dei sindacati del Casinò per discutere delle vertenze in corso, aveva affermato: "Lo Stato è in competizione con i casinò e il consiglio di amministrazione della Società Casinò ha concentrato il fatturato sulle slot machines". CASINO' SI CONCENTRINO SUI TAVOLI VERDI - "I casinò devono tornare a fare il loro lavoro e a concentrarsi sulla loro peculiare attività, vale a dire i tavoli verdi - esordisce Pucci - è questa l'unica via d'uscita per risolvere il conflitto esistente tra mondo dei Casinò e sistema del gioco lecito: seguire l'esempio dell'Olanda, il cui governo, già l'anno scorso, espresse parere contrario all'espansione delle 'aree di attività' della Holland Casinò rispetto a quelle tradizionali. Piuttosto, in Italia si sta andando nella direzione opposta. Capire la crisi di incassi delle case da gioco è fondamentale per comprendere anche l'avvio del percorso lobbistico instaurato da Federgioco contro il nostro settore, e le lucide osservazioni che ho letto dai verbali del consiglio comunale veneziano rafforzano il mio convincimento". BATTAGE MEDIATICI SENZA CONTRADDITTORIO - Pucci, infatti, ricorda lo sforzo mediatico messo in campo dal Casinò di Venezia, al Tg2, a Matrix e in svariate interviste rilasciate dai dirigenti di Federgioco: "Sono due anni - ribadisce Pucci - che va avanti un battage senza contraddittorio diretto in cui il sistema del gioco lecito è letteralmente sommerso da evidenti diffamazioni; ci hanno definito un Casinò a cielo aperto e diffuso, senza regole, senza tasse e senza morale, ci hanno attribuito l'insorgenza dell'epidemia italiana di ludopatia (arginata solo dai Casinò, pensate), ci hanno definito degli approfittatori dell'ingenuità degli italiani a cui restituiremmo il 20% in meno delle loro slot (udite). Credo proprio che sia ora di evidenziare che tale tesi, benché abbia riscosso l'entusiasmo di illustri editori, sia meritevole di smentita documentale e scientifica. Quando i casinò italiani si concentravano alla roulette e al tavolo verde - ricorda Pucci - godevano di legittimo monopolio e di legittima auge. Quando si sono ritrovati a concorrere con la innovativa offerta delle sale da gioco dell'ex Yugoslavia e con la nascita del gioco lecito in Italia, hanno intrapreso un percorso di contrapposizione e non di ammodernamento. Solo così si spiega lo sgomento della commissione consiliare di Venezia di fronte agli otto milioni spesi dal proprio Casinò per sponsorizzazioni, ai compensi dei porteurs, alla concentrazione della politica aziendale sulle sole slot, alla gestione delle controversie legali nei confronti di quelli che dovrebbero essere la spina dorsale di un Casinò tradizionale, i croupier". LE CONTRADDIZIONI DEI CASINO' - Su tale questione Pucci conclude così: "È quindi evidente che l'attacco alle new slot gestite dall'Aams è conseguenza necessitata di un preciso sillogismo: premesso che i Casinò italiani non possono o non vogliono competere a livello internazionale nell'ambito dell'offerta di gioco d'azzardo autorizzato, l'unico contesto sul quale si può drenare clientela è la massa del popolo (quello che gioca al bar e in tabaccheria), e la stimolante ricezione di qualche illustre cliente ancora fedele all'italico fascino. Ecco che si spiegano, pertanto, le grandi contraddizioni denunciate da As.Tro, che così si riassumono: ? come commentare il fatto che i casinò italiani ottengono licenze per aprire delle gaming hall, (delle vere e proprie sale da gioco, anche se collocate in hotel di lusso e in località rinomate), come quella recentemente autorizzata dal Comune di Jesolo (e che porterà il marchio del Casinò di Venezia), al cospetto della richiesta di Federgioco di togliere le slot dai bar, come condizione preliminare per procedere alla discussione sull'apertura di nuove case da gioco?. ? come commentare l'improprio accostamento tra la percentuale di vincita delle new slot (che è una percentuale di effettiva retrocessione garantita all'interno di un breve ciclo chiuso) con la percentuale delle slot da casinò (che è solo una generica taratura degli eventi vincenti nell'ambito di un ciclo aperto, e che si materializza in retrocessione solo quando lo decide lo slot manager), addirittura nel volantino pubblicitario distribuito negli Autogrill del Veneto; ? come commentare l'impegno sanitario di un Casinò che espressamente individua nella presenza di psicologi del Sert nella propria sala come antidoto alla ludopatia che nei bar dilaga a causa delle new slot (per inciso le stesse che saranno installate a Jesolo)". STATO IN SOCCORSO DEL CORE BUSINESS DELLE CASE DA GIOCO - Quanto al fatto che i casinò parlino di concorrenza sleale da parte delle new slot "mi pare che il sistema del gioco lecito non intacchi il loro tradizionale 'core business', anzi per quello che può, lo Stato lo preserva, abolendo i tornei live di poker, e privando ad altri operatori di 'aprire' analoghe Case da gioco, con idee e forze nuove". LUDOPATIA E CONTROLLI - Quanto alla lotta alla ludopatia descritta dai casinò italiani e ai ferrei controlli esercitati rispetto alle larghe 'maglie' che invece riguardano il gioco pubblico, Pucci esorta a non farsi abbagliare dai velluti e ad analizzare scientificamente tali aspetti. "I medici - afferma Pucci - ci dicono che l'unico modo certo per aiutare chi ha problemi di gioco patologico è promuovere la rimozione delle cause fisiche e mentali che riducono un essere umano a sentirvi bene solo quando gioca, e nessun protocollo terapeutico riceverà mai un accreditamento della Oms. se contemplerà l'equivalenza tra gioco innocuo e gioco nel casinò". Incalza il presidente As.Tro: "I sistemi europei non concepiscono l'autogestione di una Casa da gioco, non si fidano di certificazioni Iso e di codici 'interni', ma mettono dentro le case da gioco un'entità governativa, un pubblico ufficiale pagato dal Governo e che verifica che il Casinò rispetti le regole dettate dalle leggi. In Italia i Casinò sono 'perfetti', adempiono alle disposizioni antiriciclaggio, ma tale 'perfezione' è auto-dichiarata, e francamente serve anche a poco visto che non esistono regole a cui abbinarla: esiste forse un divieto di prestare soldi ai giocatori (ad esempio a Pupo)?, esiste forse un divieto di buttare una scheda di gioco in procinto di erogare il jackpot perché dopo 700.000 partite non ha scaricato alcuna vincita? Esiste forse un Tribunale a cui rivolgersi se il giocatore riscuote una vincite alla slot ma si sente rispondere che la sua fortuna è solo un 'incidente tecnico' dell'apparecchio? Esiste forse un divieto di contraddizione tra chi accusa le new slot di non - sicurezza e chi si accinge a usarle fuori dalle Case da gioco? Facile essere perfetti se tale condizione risponde solo a un auto-referenziale concetto di perfezione".
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